27 gennaio 2013

Novità

Nel Giorno della Memoria

Auschwitz (2012) Árpád e JoachimBlock 4
Ricordiamo anche Eddy Hamel | Kurt HilkovecJulius Hirsch | Imre Taussig

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14 maggio 1938, Olympiastadion, Berlin
La nazionale inglese saluta il pubblico prima dell'amichevole contro la Germania nazista. The Times riportò il giorno dopo che "la squadra inglese fece immediatamente una buona impressione alzando le braccia per il saluto tedesco". Il saluto fu ripetuto due volte dalla nazionale capitanata da Eddie Hapgood e Stanley Matthews anche il 13 maggio 1939 a San Siro, a Milano, prima e dopo un'amichevole contro l'Italia fascista (cfr. Simon Kuper, Ajax, la squadra del ghetto, pp. 42-50: "Per i sudditi britannici, il nadir della storia del calcio nazionale")

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Riflessioni
Mentre accadevano cose come Stalingrado e Auschwitz si era continuato a inseguire la palla. La Seconda guerra mondiale prende immediatamente un altro aspetto quando si scopre, per esempio, che il 22 giugno 1941, il giorno in cui i tedeschi invasero l'Unione Sovietica, a Berlino novantamila spettatori guardarono la finale del campionato tedesco. Ma cosa avevano in testa? Mi ricorda la famosa annotazione nel diario di Kafka relativa al 2 agosto 1914: "La Germania ha dichiarato guerra alla Russia. Nuoto nel pomeriggio"
(Simon Kuper, Ajax, la squadra del ghetto, p. 19)

22 gennaio 2013

Novità

20 maggio 1992, Wembley Stadium, Londra
I capitani Andoni Zubizarreta e Roberto Mancini guidano l'entrata in campo delle squadre del Barcellona e della Sampdoria per disputare l'ultima finale della Coppa dei Campioni: nessuna delle due società ha mai vinto il trofeo prima di allora
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Riflessioni
Regolarmente ogni quattro anni il campionato mondiale di calcio si dimostra un evento che affascina centinaia di milioni di persone. Nessun altro avvenimento sulla terra può avere un effetto altrettanto vasto, il che dimostra che questa manifestazione sportiva tocca un qualche elemento primordiale dell’umanità e viene da chiedersi su cosa si fondi tutto questo potere di un gioco. Perché è questo che s’intende in ultima analisi con il gioco: un’azione completamente libera, senza scopo e senza costrizione, che al tempo stesso impegna e occupa tutte le forze dell’uomo. In questo senso il gioco sarebbe una sorta di tentato ritorno al Paradiso: l’evasione dalla serietà schiavizzante della vita quotidiana e della necessità di guadagnarsi il pane, per vivere la libera serietà di ciò che non è obbligatorio e perciò è bello.

16 gennaio 2013

Novità

20 ottobre 1971, Bökelbergstadion, Mönchengladbach
Ignari di quanto sta per andare in scena, i capitani di Borussia M'bach e Inter, Günter Netzer e Sandro Mazzola, guidano i propri compagni verso il centro del campo per l'inizio di quella che passerà alla storia del calcio come la Büchsenwurfspiel, ovvero la "partita della lattina" (leggi in Storie di calcio)
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Riflessioni
La corsa e la sintassi cinetica di Johan Cruijff, inafferrabili e inaspettate - per riprendere, variata, l’immagine dell’“Angelus Novus” di Benjamin - erano come un “vento che soffia dal futuro”. Una corsa che condensa in sé non solo il vorticare euritmico degli orange, ma anche i frame sovrapposti di un’intera epoca, con tutte le sue ambiguità, liberatoria e rivoluzionaria: le masse di Woodstock, le visioni lisergiche di Kubrick da “2001: Odissea nello spazio” ad “Arancia meccanica” (non a caso nickname della squadra di Michels), le suite dei Pink Floyd che polverizzano la forma-canzone in pulviscoli emotivi alieni.
(Sandro Modeo, Il Barça, p. 34)

7 gennaio 2013

Novità

 Italia-Svizzera (1960)
Pentavalide Banks | Romario | Riva
Santoni Bill Shankly
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Istanti
15 novembre 1970, Stadion Het Kasteel, Rotterdam. 
In uno dei derby più accesi, i tifosi dello Sparta abbattono la flebile recinzione spinata e minacciano un'invasione di campo. Quella domenica è passata alla storia, però, per un altro motivo: alla metà del secondo tempo il portiere del Feyenoord, Eddy Treijtel, effettuò un rilancio a palla alta colpendo ed uccidendo sul colpo un gabbiano in volo. Che ora riposa nel museo del Feyenoord [vedi], anche se i tifosi dello Sparta ancora lo rivendicano per avere attraversato il loro spazio aereo
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Riflessioni
Si è discusso sul perché di questa nostra passione, talvolta irrazionale, per uno sport che ci consente un'esperienza religiosa indispensabile al nostro ecosistema emozionale. Ne abbiamo dedotto infine che in qualche momento della nostra infanzia avevamo percepito l'istante magico in cui un artista del pallone ottiene quel prodigio indimenticabile che verrà narrato prima dai presenti, poi da quelli che non erano presenti, per entrare infine nella memoria convenzionale  delle generazioni future.
(Manuel Vázquez Montalbán, Calcio. Una religione alla ricerca del suo dio, p. 2)